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Sul "Rispetto"

Anche se ora ho un discreto numero di allievi che mi seguono, considero il mio percorso di formazione nelle arti marziali e nei sistemi di combattimento tutt'altro che terminato, tant'è che continuo a definirmi più un "allievo che insegna" piuttosto che un "istruttore".

Qualche giorno fa, al termine di una lezione serale, un mio allievo con alle spalle alcuni anni di pratica di Krav Maga mi ha riferito che un suo amico avrebbe voluto venire al seminario di "autodifesa in discoteca" (tenuto lo scorso 15 Dicembre 2018 al K11 di Valperga) ma ha preferito declinare per non mancare di rispetto e quindi offendere il suo attuale istruttore appartenente ad una diversa organizzazione di Krav Maga.

Ho provato un profondo senso di tristezza sia per questa persona che per il suo istruttore: il rispetto verso il proprio istruttore è sicuramente doveroso se non addirittura sacro ma dovrebbe essere altrettanto sacro il contrario, ovvero l'istruttore deve sempre avere il massimo rispetto nei confronti dei propri allievi e del loro percorso di formazione: credo che offendersi, perché un tuo allievo va ad un seminario tenuto da altri, sia indice di grande insicurezza oltre che di scarsa propensione all'apertura mentale, caratteristiche fondamentali se si vuole crescere ed evolvere nelle proprie conoscenze marziali.

Ai miei allievi dico sempre di afferrare ogni occasione per andare a sentire altri istruttori, io stesso a volte partecipo a seminari tenuti da colleghi istruttori di altre organizzazioni e di altre arti marziali o sistemi di combattimento perché ogni volta ci si porta a casa esperienze e conoscenze nuove: se un allievo mi venisse a dire che ha rinunciato ad andare ad un seminario tenuto da altri per non offendermi, sarei il primo a dirgli: "Hai sbagliato, la prossima volta vacci e, anzi, la prossima volta dimmelo che magari ci andiamo insieme": mal che vada, se il livello tecnico fosse proprio scarso, potremmo sempre dibattere su come NON FARE una certa tecnica o una certa combinazione di tecniche: oltre che dai propri errori, si impara tanto anche dagli errori altrui.

Se poi un mio allievo venisse a dirmi che preferisce seguire un percorso diverso, come iscriversi al corso di un altro istruttore o cambiare proprio sistema di combattimento, perché mai dovrei sentirmi offeso: ognuno fa le proprie scelte in base alle proprie inclinazioni personali e resta la possibilità che, tenendo le porte aperte, un giorno la stessa persona, dopo un lungo peregrinare, torni da te.

Solo una cosa riesce non tanto ad offendermi quanto a suscitarmi fastidio: chi dopo aver frequentato per qualche tempo sparisce senza dire una parola, neanche un "ho problemi/impegni" o "grazie lo stesso, vado a fare altro" o "al momento non posso" o "appena posso ritorno": far finta che non sei mai esistito, questa è la vera mancanza di rispetto.

 

Kidà.

Severino

 

 

 

 

 

 

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