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"Autodifesa: quante tecniche devi conoscere per difenderti?"

In giro per il mondo si sta diffondendo una percezione della difesa personale, o se preferite dell'autodifesa, basata esclusivamente su di un insieme di tecniche di combattimento atte a risolvere una situazione di pericolo in cui mi sono venuto/a a trovare: più tecniche vengono insegnate, più la scuola viene automaticamente considerata valida.

La "difesa personale" dovrebbe sempre avere un paio di punti fermi: portare a casa la pelle e, possibilmente, evitare guai giudiziari conseguenti alle nostre azioni difensive, bisognerebbe quindi essere intelligenti e ricordarsi di quello che diceva Sun Tzu nel suo "L'arte della guerra": "La più grande vittoria è quella che non richiede alcuna battaglia".

Quindi, se la priorità non è vincere un confronto fisico per soddisfare il proprio ego, ma semplicemente portare a casa la pelle, dovresti evitare innanzitutto di metterti nei guai: è vero che a volte sono i guai a cercarti ma se hai fatto del tuo meglio per evitarli facendo una buona prevenzione, la possibilità di non subire un'aggressione fisica aumentano in modo esponenziale. Una persona più saggia di me un giorno disse che "la difesa personale inizia prima di tutto aprendo gli occhi e le orecchie".

Andando a spanne, con una buona prevenzione si potrebbero evitare almeno il 90% dei casi in cui sia richiesto di combattere. Va da sè che il tempo dedicato all'allenamento in palestra è sovente tiranno e si tende a dare la priorità alla parte di addestramento al combattimento rispetto a quella di addestramento alla prevenzione: normalmente il tempo dedicato per questa attività occupa il 90% del totale mentre, nel migliore dei casi, solo il 10% viene dedicato a come prevenire ed evitare le situazioni che potenzialmente potrebbero richiedere di dover combattere.

Quindi, facendo una piccola comparazione, con il 10% dedicato alla prevenzione potresti evitare il 90% delle possibilità di essere aggredito e di dover quindi combattere per riportare la pelle a casa. Se il tuo istruttore non ti parla mai di come prevenire i problemi, ricordati di chiederglielo: un po' di teoria a volte serve più di tanta pratica.

Naturalmente, al netto della premessa sulla prevenzione, non dobbiamo dimenticarci che in quel 10% che sfugge al nostro volere, e che quindi ci richiede di saper combattere, dobbiamo avere delle solide basi di abilità tecniche che ci consentano di avere la meglio quando la ragionevolezza e la prevenzione non hanno funzionato.

Ecco che a questo punto entrano in gioco le famose "tecniche" (a volte anche definite "mosse", termine che ha su di me lo stesso effetto delle unghie passate sulla vecchia lavagna di ardesia) da applicare a seconda della necessità: come tutti sanno, una casa è costruita con mattoni, cemento e ferro e, analogamente, la difesa personale è fondata su un insieme di tecniche singole o combinate: così come un mucchio di mattoni, cemento e ferro non costituiscono necessariamente una casa fintanto che tutti gli elementi citati non siano stati messi assieme in un modo ben preciso da un muratore esperto, se la mia conoscenza difensiva si basa su una mera collezione di tecniche non posso assolutamente parlare di difesa personale.

A parte saper tirare pugni, gomitate e calci o saper proiettare a terra un aggressore, che sono un po' come i mattoni della casa, per poter iniziare a parlare di difesa personale bisognerebbe essere in grado di utilizzarli in situazioni in cui le cose sono andate diversamente da come ce le aspettavamo o da come le avevamo provate in palestra con un partner collaborativo: il saper portare e controllare a terra, uscire da una presa alla gola o al corpo, evitare una coltellata non possono essere ridotti a sequenze fisse di tecniche predefinite in quanto non possiamo sapere a priori come andranno le cose in caso di aggressione vera.

Se non si impara a difendere la distanza, se non si conoscono la biomeccanica del corpo o i punti deboli dell'aggressore, se non si ha un minimo di tattica, se non si sanno gestire stress e respirazione, se non si praticano le tecniche in un contesto non collaborativo al di fuori della cosiddetta "area di confort" finché queste possano essere eseguite senza doverci pensare, potrò conoscere a menadito migliaia di tecniche ma, nel momento in cui il cervello andrà in pappa a causa dello stress creato dal cocktail metabolico scatenato dall'entrata in circolo dell'adrenalina, in assenza di addestramento adeguato sarò destinato ad andare ad osservare la crescita delle piante dalla parte delle radici.

Ovviamente sarà necessaria una progressione didattica che parta dalle cose semplici per poi arrivare a quelle più elaborate, sarà necessario creare degli scenari realistici o quantomeno verosimili andando ad aumentare il livello di difficoltà della situazione, ma focalizzare tutto sul numero di tecniche apprese sarà sempre un esercizio fine a se stesso: un po' come quei cantieri in cui la costruzione della casa resta sempre al livello delle fondamenta e di un paio di pilastri, con mucchi di mattoni e sacchi di cemento lasciati a marcire alle intemperie; non conta infatti quante tecniche hai sperimentato ma conta solo quante di queste saresti in grado di eseguire al momento giusto e per questo non esistono tutorial o video che ti possano aiutare: solo la pratica costante con una giusta progressione didattica e sotto il controllo di un istruttore valido possono esserti di aiuto.

Occorre poi tenere sempre bene a mente che in un contesto reale l'aggressore non è un fantoccio che si blocca dopo il primo pugno o che resta succube della tua messa in leva spettacolare: se ti è capitato di studiare fisica alle superiori, forse ricorderai il terzo principio della dinamica: "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria"; dai quindi sempre per scontato che l'aggressore reagirà secondo il proprio istinto ed in modo imprevedibile al tuo piano A di difesa o di attacco: un buon istruttore dovrebbe sempre metterti in guardia sulle possibilità che il piano A fallisca e prepararti ad avere sempre un piano B, C e via dicendo. Come diceva Mike Tyson, che sicuramente non era un filosofo ma di combattimento qualcosa ne capiva, "Tutti hanno un piano... finchè non prendono un pugno in faccia".

Come nota a pié di pagina, non lasciatevi ingannare dai soliti "gran maestri" che commentano i video di tecniche statiche dicendo che non funzionano perché l'aggressione reale è ben diversa: da un punto di vista di applicazione reale è sicuramente vero, ma da un punto di vista di progressione didattica è necessario partire da una base semplice su cui andare poi ad aggiungere i livelli di difficoltà successivi quando la base è stata acquisita fino a livello di "memoria muscolare". Per calcolare la rotta di un razzo che deve andare sulla luna non basta sapere fare addizioni, sottrazioni, divisioni e moltiplicazioni, ci vogliono sicuramente altre forme di calcolo più evolute che però non sarebbero possibili senza le quattro operazioni fondamentali appena menzionate.

"Non temere l'uomo che ha praticato 10 mila calci una volta, ma temi l'uomo che ha praticato un calcio 10 mila volte." [Cit. Bruce Lee]

Kidà.

Severino

 

 

 

 

 

 

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